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mercoledì, 04 marzo 2009

Semantica

sassi

 

Appena ho chiamato la pietra

pietra,

dietro di essa appare

diafana, fantasmatica,

come una sua ombra chiara,

una seconda pietra, più leggera,

che è facile scambiare per la prima.

 

La raccolgo,

ci dormo sopra,

la getto via.

Mi appartiene, non si può opporre.

Della mia pietra

faccio quel che voglio.

 

Ma non pesa niente.

Pesante è l'altra,

la prima,

che non mi dà retta,

che non ha nome,

Hans Magnus Enzensberger


postato da: fembis alle ore 19:31 | link | commenti (3)
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giovedì, 27 novembre 2008

Posso scalare sette montagne
posso salire al settimo piano
posso calarmi sette lasagne
posso star fermo e andare lontano
sentendo scorrere ogni secondo di sette ore
se c’è un’amica che chiamo amore.

 

 

Posso aspettare il giorno che viene
essere solo e sentirmi insieme
e stare bene e non stare male
ridere forte, passarti il sale
facendo andare la vita senza dolore
se c’è un’amica che chiamo amore.
.
Posso ascoltarti quando mi senti
e innamorarmi di un tuo sbadiglio
posso star sveglio se ti addormenti
scegliendo il nome del terzo figlio
mischiare la malizia col pudore
se c’è un’amica che chiamo amore.
 
.
Posso contare tutte le stelle
e corteggiare le sette sorelle
e raccontare anche questa storia
senza aspettarmi una fine in gloria:
muovermi senza sapere dov’è il motore
se c’è un’amica che chiamo amore.
.
Posso convivere col tuo peccato
che è senza dubbio originale
e condividere non invitato
la conoscenza del bene e del male
ed aspettare le campane o l’esplosione
se c’è un’amica che chiamo amore
.
ed aspettare sorridendo le campane o l’esplosione
con la mia amica che chiamo amore.
di Andrea Blasina
musiche e voce by Sgt. Pepper

postato da: fembis alle ore 19:54 | link | commenti (2)
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martedì, 23 settembre 2008

la sfida

oggi ho letto il post del 21 settembre nel blog di Francesco Pecoraro Il Poeta francese delle pietre in equilibrio

spero mi perdoni se gli ho rubato la foto:

pietre_tash

 


postato da: fembis alle ore 10:45 | link | commenti (1)
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giovedì, 28 agosto 2008

sasso estivo

sasso_estivo

trovato in spiaggia


postato da: fembis alle ore 20:33 | link | commenti (5)
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giovedì, 10 luglio 2008

caccia al coniglio

sassi nel tè

il maggior pregio delle teiere è la pazienza


postato da: fembis alle ore 08:00 | link | commenti (1)
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venerdì, 04 luglio 2008

La pietra

da Intersezioni di Giovanni Fazzini

giardino_zen

Tutto avvenne un giorno di cui non v’è memoria, un giorno in cui non v’era occhio per vedere né orecchio per udire. Cadde la pietra all’acqua e salì dal fondo al cielo mentre il rombo si frangeva in un riverbero ubiquo. Mai furono uno, Specchio ed Eco, in quella notte dei sensi; ma solo due e molti nell’invisibile inascoltato.


postato da: fembis alle ore 21:47 | link | commenti
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domenica, 29 giugno 2008

Ghiaia

ghiaia_

Quella sera, ormai tardi, Ricardo Reis scrisse alcuni versi, Come pietre che sul bordo delle aiuole mette il fato, e lì restiamo, questo solo, più tardi avrebbe visto se da così poco sarebbe riuscito a ricavarne un'ode, per continuare a dare questo nome a composizioni poetiche che nessuno saprebbe cantare, ma erano poi cantabili, e con che musica, com'erano state quelle dei greci, ai tempi loro. Vi aggiunse ancora, mezz'ora dopo, Compiamo ciò che siamo, nulla di più ci è dato, e scostò il foglio di carta, mormorando. Quante volte l'avrò già scrito in altri modi.

José Saramago "L'anno della morte di Ricardo Reis"


postato da: fembis alle ore 12:16 | link | commenti (6)
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sabato, 21 giugno 2008

Capo di sasso

tempi_geologici

link all'immagine

[tratto da “Breve storia di quasi tutto” di Bill Bryson]:

 

James Hutton, quasi da solo, e in modo assolutamente geniale, inventò la geologia e trasformò la nostra comprensione della Terra.

Purtroppo, non aveva il dono di saper esporre le proprie idee in una forma che fosse anche solo vagamente comprensibile a qualcuno. All’atto pratico, ogni riga dei suoi scritti è un invito al sonno. Eccolo nel suo capolavoro del 1795 “A theory of the Earth with Proofs and Illustrations” che illustra… be’, qualcosa illustrerà pure…

 

“Il mondo che abitiamo è composto dai materiali, non della terra che ha immediatamente preceduto la presente, ma della terra che, a partire dal presente, consideriamo come la terza e che aveva preceduto il terreno che si trovava sulla superficie del mare, quando la nostra terra presente si trovava ancora sotto l’acqua dell’oceano”

 

 

Nel 1785 Hutton trascrisse le sue idee in un lungo articolo, che lesse in una serie di riunioni tenute presso la Royal Society di Edimburgo. Il suo lavoro passò del tutto inosservato. Non è difficile capire perché. Ecco un esempio di ciò che Hutton presentò al suo uditorio:

 

“In un caso, la causa della formazione sta nel corpo che è separato; poiché, dopo che il corpo è stato attivato dal calore, è per la reazione della materia propria del corpo, che viene formata la fenditura che costituisce la vena. Nell’altro caso ancora, la causa è estrinseca in relazione la corpo nel quale si forma la fenditura. Ci sono state le più violente fratture e spaccature, ma la causa è ancora da individuare, e non sembra risiedere nella vena, poiché i minerali, o le sostanza proprie delle vene mineralifere non si trovano in tutte le fratture e le faglie del corpo solido della nostra Terra”.

 

Inutile dire che quasi nessuno degli ascoltatori aveva la più pallida idea di cosa stesse dicendo.

 

terraGli amici nutrivano la commovente speranza che avvalendosi di un modello più esteso avrebbe potuto raggiungere una maggior chiarezza, e lo incoraggiarono a espandere la sua teoria. Hutton passò i successivi dieci anni a preparare il suo opus magnum, che fu poi pubblicato in due volumi nel 1795.

Insieme, i due volumi arrivavano quasi a un migliaio di pagine ed erano – il che è straordinario – peggiori di quanto i più pessimisti fra i suoi amici avessero temuto. A parte tutto il resto, quasi metà del lavoro consisteva in citazioni da fonti francesi lasciate in lingua originale.

“Theory of the Earth”, l’opera di Hutton, è un eccellente candidato al titolo di testo scientifico importante meno letto (lo sarebbe sicuramente se non ve ne fossero molti altri). Perfino Charles Lyell, il più grande geologo del secolo successivo, un uomo capace di leggere qualsiasi cosa, confessò di non essere riuscito ad arrivare in fondo.

 


postato da: fembis alle ore 18:06 | link | commenti (2)
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domenica, 11 maggio 2008

Conversazione con una pietra

di Wislawa Szymboska

petra_
Busso alla porta della pietra
- Sono io, fammi entrare.
Voglio venirti dentro,
dare un'occhiata,
respirarti come l'aria.

- Vattene - dice la pietra.
- Sono ermeticamente chiusa.
Anche fatte a pezzi
saremo chiuse ermeticamente.
Anche ridotte in polvere
non faremo entrare nessuno.

Busso alla porta della pietra.
- Sono io, fammi entrare.
Vengo per pura curiosità.
La vita è la sua unica occasione.
Vorrei girare per il tuo palazzo,
e visitare poi anche la foglia e la goccia d'acqua.
Ho poco tempo per farlo.
La mia mortalità dovrebbe commuoverti.

- Sono di pietra - dice la pietra
- E devo restare seria per forza.
Vattene via.
Non ho i muscoli per ridere.

Busso alla porta della pietra.
- Sono io, fammi entrare.
Dicono che in te ci sono grandi sale vuote,
mai viste, belle invano,
sorde, senza l'eco di alcun passo.
Ammetti che tu stessa ne sai poco.

- Sale grandi e vuote - dice la pietra
- Ma in esse non c'è spazio.
Belle, può darsi, ma al di là del gusto
dei tuoi poveri sensi.
Puoi conoscermi, però mai fino in fondo.
Con tutta la superficie mi rivolgo a te,
ma tutto il mio interno è girato altrove.

Busso alla porta della pietra
- Sono io, fammi entrare.
Non cerco in te un rifugio per l'eternità.
Non sono infelice.
Non sono senza casa.

Il mio mondo è degno di ritorno.
Entrerò e uscirò a mani vuote.
E come prova d'esserci davvero stata
porterò solo parole,
a cui nessuno presterà fede.

- Non entrerai - dice la pietra.-
Ti manca il senso del partecipare.
Nessun senso ti sostituirà quello del partecipare.
Anche una vista affilata fino all'onniveggenza
a nulla ti servirà senza il senso del partecipare.
Non entrerai, non hai che un senso di quel senso,
appena un germe, solo una parvenza.

Busso alla porta della pietra.
- Sono io, fammi entrare.
Non posso attendere duemila secoli
per entrare sotto il tuo tetto.

- Se non mi credi - dice la pietra-
rivolgiti alla foglia, dirà la stessa cosa.
Chiedi a una goccia d'acqua, dirà come la foglia.
Chiedi infine a un capello della tua testa.
Scoppio dal ridere, d'una immensa risata
che non so far scoppiare.

Busso alla porta della pietra.
- Sono io, fammi entrare.

- Non ho porta - dice la pietra.
petra_1
 

postato da: fembis alle ore 20:18 | link | commenti (12)
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sabato, 19 aprile 2008

Dalla petraia

montagna_madre_maiella

Dalla petraia lei scende nei campi. Come da un gradino di circo all’altro. Dislivello che il tempo colmerà. Dal momento che più veloce di quanto l’invada la petraia, l’altro suolo sotto la spinta dei suoi stessi sassi si solleva. Tutto questo senza alcun rumore per il momento. Il tempo porrà fine a questo silenzio. Questo grande silenzio sera e notte. Allora lungo tutti il limitare il rumore sordo di sasso contro sasso. Di quelli che dalla loro esuberanza debordano sugli emergenti. Dapprima di tanto in tanto. Poi via via più di frequente. Fino a confondersi in un continuo rullio. Con nessuno che lo intenda. Per poi a mano a mano che si pareggiano i livelli scemare nuovamente fino al silenzio. Sera e notte. Nel mentre eccola di nuovo seduta con i piedi nei campi. Diretta chi può dirlo alla tomba non fosse a mani vuote. Piuttosto dunque sulla via del ritorno. Di ritorno. Rigida fedele a se stessa fa l’effetto di essersi tramutata in pietra. Di faccia agli altri confini che l’occhio ha un bel chiudersi per mal intravedere. Finalmente appaiono per un istante. A nord là dove lei li oltrepassa sempre. Radiosa bruma stagnante. Dove dissolversi in paradiso.

 

(Samuel Beckett “Mal visto mal detto”)


postato da: fembis alle ore 10:23 | link | commenti (6)
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